La via dei tre Santi martiri

Descrizione

La via dei tre Santi martiri - Alfio, Filadelfo e Cirino

Le notizie che possediamo sulla vita e sul martirio dei tre fratelli, Alfio, Filadelfo e Cirino, il cui culto è molto diffuso in quasi tutta la Sicilia Orientale fin dall’alto medioevo, sono tutte contenute in un documento, che gli studiosi delle vite dei Santi fanno risalire al secondo decennio della seconda metà del secolo X, al 960 circa.

Si tratta di una lunga e minuziosa narrazione scritta, probabilmente a Lentini (CT), da un monaco, certamente basiliano, di nome proprio Basilio. Ciò si evince dalla precisa indicazione dei luoghi, delle tradizioni e dei costumi delle comunità esistenti. Il manoscritto, che si compone di più parti, alla fine della terza parte si chiude con questo periodo, ovviamente in greco: “Con l’aiuto di Dio venne a fine il libro dei SS. Alfio, Filadelfo e Cirino, scritto per mano del monaco Basilio”. Il prezioso scritto si conserva nella Biblioteca Vaticana, segnato col numero 1591, proveniente dal monastero di Grottaferrata, nei pressi di Roma.

Il gesuita P. Filadelfo Mauro, lentinese, che nel 1691 pubblica in Catania la”Vita dei Santi Alfio, Filadelfo e Cirino”, libera traduzione del manoscritto di Grottaferrata, dove descrive anche il ritrovamento delle reliquie dei tre santi nel monastero di S. Filippo di Fragalà (ME). Nel ritrovamento delle reliquie, in delle casse, si è trovato anche lo stesso manoscritto. Tale scoperta avvenuta casualmente “mentre abbattesi un rialzo di pietra sottostante un muro o 48 cappella su cui erano ab antiquo dipinte le immagini dei tre SS. Fratelli”, contribuì moltissimo ad una maggiore diffusione del culto di essi.

Tuttavia, pur non potendosi attribuire a quel documento una assoluta veridicità nella minuziosa e complessa elencazione di martiri e di miracoli, esso rappresenta una testimonianza sicura del culto che almeno a Lentini, se non in tante altre parti della Sicilia, i santi godevano, perché l’estensore di quegli atti obbediva ad una fede largamente diffusa e praticata verso i tre fratelli.

I tre fratelli sono nati nel 230 d.C. circa a Vaste, in provincia di Lecce. Il padre Vitale (dal latino Vitalio) apparteneva ad una famiglia patrizia e la madre, Benedetta, affrontò direttamente e spontaneamente l'autorità imperiale per manifestare la propria fede e sottoporsi al martirio. Il prefetto Nigellione, giunto a Vaste per indagare sulla presenza di cristiani, compì i primi interrogatori e, viste la costanza e la fermezza dei tre fratelli, decide di inviarli a Roma insieme con Onesimo, loro maestro, Erasmo, loro cugino, ed altri quattordici. Da Roma, dopo i primi supplizi, con lettera imperiale vengono invitati a Pozzuoli, dove il loro maestro, il nipote ed altri 14 vengono martirizzati, mentre loro iniziano il lungo e faticoso calvario. Giunti a Taormina, li aspetta il tiranno Tertullo, persecutore dei cristiani, che presentandosi nelle false vesti di colui che li vuole riverire, li carica di una pesante trave. Nel cammino da Taormina a Lentini avvengono vari prodigi e conversioni: si convertono addirittura i venti soldati di scorta e il loro capo Mercurio, che Tertullo fa torturare aspramente e uccidere. Giunti nelle colline della contea di Mascali, pressappoco dove oggi sorge il paese dedicato al fratello maggiore, Sant’Alfio, avviene uno dei tanti miracoli che i fratelli compirono nella strada che per Lentini. Confortati dall’Apostolo Andrea, la pesante trave e le catene svaniscono e Filadelfo guarisce dall’ernia causata dalle estenuanti fatiche. Si incamminarono, quindi, per la via della montagna e il 1° settembre del 252, giunti a Trecastagni (da Tres-Casti-Agni = Tre Casti Agnelli) si riposarono sul luogo dove ora sorge il Santuario edificato in loro onore. Riposati e rifocillati, i Tre Fratelli, scortati dai soldati, ripresero il cammino verso Catania dove, giunti al tramonto, furono incarcerati nel sotterraneo della chiesa della Concezione detta pure dei Minoritelli, con la scritta in una parete "Sanctorum Martyrum Alphii Philadelphi et Cyrini carcer”. Ripresero all’alba il viaggio, ed il 3 settembre del 252 entrarono a Lentini. Qui la fama dei tre difensori della fede arriva alla nobildonna Tecla, cugina di Alessandro, vice di Tertullo. La stessa incontrandoli segretamente venne guarita dalla paralisi alle gambe e come ringraziamento, Tecla durante la notte si prodigherà a rifocillarli ed a curarsi di loro, nella prigione.

Nel 253 d.C. Tertullo, dopo vari e vani tentativi, fallito nel suo intento di far rinnegare la fede cristiana ai tre fratelli, emette la sentenza di condanna a morte ed in tal modo il 10 Maggio ad Alfio, all’età di 22 anni e 7 mesi, viene strappata la lingua, Filadelfo, all’età di 21 anni, viene condotto su una graticola rovente e Cirino, all’età di 19 anni e 8 mesi, viene immerso in una caldaia di olio bollente. I loro corpi straziati vengono infine gettati in un pozzo situato in un luogo, detto Strobilio, nelle vicinanze della casa di Tecla, la quale, conclude la sua opera dando degna sepoltura ai corpi in una grotta, dove in seguito, nel 260 d.C., farà edificare una Chiesa. Dopo il martirio subito a Lentini dai Santi Fratelli Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino il 10 maggio dell’anno 253, i loro corpi furono custoditi con grande devozione nella stessa Lentini fino 49 all’anno 627. A seguito dell’invasione della Sicilia da parte dei Saraceni sbarcati a Mazara del Vallo, Costantino, greco di nascita, Vescovo di Lentini, si rifugiò nel convento dei Basiliani di S. Filippo di Fragalà in provincia di Messina, dove egli era abate portando i corpi dei Tre Santi Martiri.

In seguito all’avanzare dei Saraceni, lo stesso Costantino trasferì le Reliquie nel convento di Alunzio (oggi San Fratello) nascondendoli in alcune grotte sotterranee di cui si persero le tracce dopo la distruzione della stessa Alunzio da parte dei Saraceni. Dopo l’anno 1000, avvenuta la liberazione della Sicilia dai Saraceni per opera del Conte Ruggero, le Reliquie furono ritrovate durante la costruzione di S. Fratello, racchiuse in casse ferrate, con gli atti del martirio manoscritti in greco in una pergamena. Esse vennero dunque portate ai Basiliani del Monastero di Fragalà a Frazzanò che dettero una porzione delle ossa di S. Filadelfo alla nuova città, chiamata appunto S. Fratello.

Le Reliquie furono murate in una chiesa accanto al Convento ed in seguito si persero nuovamente le tracce per la successiva rovina della chiesa. Nel 1387 furono ritrovate durante i restauri di detta chiesa e furono di nuovo murate sotto un altare, perdendosi nuovamente la memoria.

Il 22 Settembre 1516 le Reliquie vennero di nuovo ritrovate ed esposte solennemente alla venerazione dei fedeli. Successivamente segate le tre calotte craniche, esse vennero donate al Monastero del S. Salvatore di Messina ove risiedeva l’Archimandrita dei Basiliani.

Il 31 agosto del 1517 i lentinesi, saputo del rinvenimento, assaltano con una poderosa squadra di cavalieri il convento di Fragalà e si impadronirono con forza delle reliquie, riportandole a Lentini con solennità. L’avvenimento ebbe grande risonanza e fece risvegliare, specialmente in Trecastagni, la devozione ai Tre Santi Fratelli Martiri. Da quel momento le Reliquie furono suddivise e ripartite tra le comunità di San Fratello a cui venne donata una porzione della reliquia di S. Filadelfo, al Monastero del S. Salvatore di Messina a cui vennero donate le tre calotte craniche, mentre tutto il resto fece rientro a Lentini.

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Foto di Qi Bo - Ezio Famà



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